Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

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Gaarth_
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Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Gaarth_ »

Buon giorno e buon 2025 a tutti i colleghi.

generalmente uso congelare i telai che voglio utilizzare nell'annata successiva. per motivi di spazio non ho più a disposizione il congelatore, per cui devo ripiegare su un altro metodo.

la mia idea è di poter arrivare ad utilizzare un sistema ben bilanciato per poter permettere alle api di non essere "disturbate" troppo dal mio intervento. sono dell' idea che si possa assolutamente fare apicoltura senza ricorrere a sciroppi, canditi, antibiotici etc etc.
ora mi trovo ad un bivio sulla mia strada. perchè da una parte non voglio "sprecare" preziose risorse e materiale biologico, dall'altro lato, non mi sento di lasciare al caso la loro salute, facendo magari errori stupidi.

ora vi descrivo il problema:-
ho intenzione di usare il metodo con lo zolfo, adeguandomi ovviamente alle precauzioni per la salute.
ho delle perplessità riguardo il miele contenuto nei favi.li ritiro mano a mano, mentre sto stringendo le api per l'inverno.
la maggior parte dei favi da nido è al sicuro in congelatore.
ne ho alcuni che non posso inserire per motivi di spazio.
vorrei comunque poterli utilizzare successivamente, facendo appunto il trattamento per la tarma.

la tarma in questione è Achoria grisella, e dopo 4-5 settimane che sono in magazzino ho iniziato a vedere polverina nelle celle, celle chiuse dalla seta(che tuttavia a volte possono essere o contenere dei ragnetti, come è già capitato), sul fondo dl contenitore ho eliminato un paio di bruchi che ho trovato.
nei suddetti favi sono presenti delle corone di miele ben sviluppate e su alcuni c'è miele anche non opercolato. pochissimo polline. se non zero.
purtroppo ora come non ho la disponibilità economica per permettermi un asciugatore, e vivendo letteralmente sopra la palude, il mio problema più grande che ho riscontrato è: l' umidità.
un po' del miele che ho raccolto non era opercolato, e a distanza di 5 mesi, sono comparse delle bollicine sul fondo, suppongo dovute ad un inizio di fermentazione. (non è stato mescolato insieme al miele completamente opercolato dalle api.)
il problema si ripresenta sulla situazione dei favi da nido, per cui mi trovo con dell'ottimo miele opercolato, e sullo stesso favo anche miele aperto. ho deciso di non mischiarlo a quello chiuso per evitare di rovinare tutto il raccolto.
dopo i melari avevo intenzione di smielarmi anche i favi da nido per utilizzare il miele come nutrimento, come sostituto del candito o dello sciroppo.

tuttavia so che molti sconsigliano di usare miele per via che scatena saccheggi pazzi e potrebbe avvenire una contaminazione "incrociata" dalle patologie, rischiando di compromettere alveari sani. so che ci sono molte opinioni simili e contrastanti..
io penso anche che con le dovute accortezze è possibile nutrire con miele senza rischiare di arrecare danni gravi.
giustamente però ci sono dei fattori che forse devo tener conto maggiormente per fare questo tipo di operazione:
temperature e umidità.

nutrire con miele se fa troppo freddo è controproducente e si rischia che le api non riescano ad accedere al nutrimento.
se il miele fermenta sconsigliano di restituirlo per via che possono "stare male".
per cui la soluzione che ho pensato io è quella di utilizzare al meglio e più possibile le risorse datemi dalle api, i favi con le scorte.

ora venendo al dunque: (premetto che sono considerazioni fatte secondo l'intuito e senza informazioni adeguate e complete.)
per questo esperimento ho utilizzato 5 favi avanzati, li ho chiusi all'interno di una scatola di plastica.
i favi sono all'interno da circa un paio di mesi, ma in queste ultime 2 settimane sta iniziando una sorta di "patina" bianca all'interno delle celle. e in alcune c'è anche un inizio di muffa bianca.
so che in piccole quantità la muffa si forma naturalmente all'interno dell'alveare, soprattutto in cattive condizioni di areazione e appunto di umidità.
durante l'ultima visita, per il trattamento invernale ( lo ho fatto il 25 dic, con 13.5 gradi, gocciolato leggermente intiepidito) ho notato che si stava formando della muffa nei punti in cui l'arnia è vuota e non presidiata. tuttavia non sono preoccupato per il momento, perché dovrebbero essere in grado di "gestirla".

e più o meno la stessa situazione è sui favi prelevati che ho descritto poco fa. (Allego foto questa sera)
non vorrei che le tarme distruggessero i favi che tengo in magazzino, e poi passassero ai melari.

Ora la mia domanda è: posso fare il trattamento con lo zolfo nonostante sia presente miele senza opercoli?
causerei dei danni alle api se dovessero nutrirsi?
il gas penetra attraverso gli opercoli?
secondo voi con qualche accortezza in più, posso continuare con questo metodo di approccio?

ringrazio per la prima sfilza di risposte e, aggiungo, non preoccupatevi di darmi qualche tirata d'orecchi se serve. anzi sicuramente serve!
in ultima, il mio sogno e obbiettivo è poter permettere di fare apicoltura senza varroa e/o parassiti, arrivando ad un equilibrio naturale per il quale possiamo proteggere, sostenere e condividere il magnifico "dono" della natura quali sono le nostre api.
Ciao!!!
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Re: Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Ortega »

Ciao Gaarth_, cercherò di rispondere alle tue domande e considerazioni nel modo più preciso possibile, partendo dalle informazioni che hai fornito.
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Re: Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Ortega »

Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 Buon giorno e buon 2025 a tutti i colleghi.

generalmente uso congelare i telai che voglio utilizzare nell'annata successiva. per motivi di spazio non ho più a disposizione il congelatore, per cui devo ripiegare su un altro metodo.
Il congelamento dei favi è un metodo molto efficace contro la tarma della cera (Achoria grisella) perché il freddo estremo uccide le larve e le uova del parassita, interrompendo così il ciclo vitale della tarma e prevenendo danni ai favi. Questo trattamento è particolarmente utile perché, essendo un metodo fisico, non lascia residui chimici e preserva la qualità del miele e della cera. Tuttavia, comprendo bene le difficoltà legate alla gestione dello spazio, soprattutto in un ambiente come il tuo, dove il congelatore potrebbe non essere disponibile o abbastanza grande da ospitare tutti i favi che necessitano di essere trattati. In questi casi, se il congelamento non è praticabile, è necessario cercare soluzioni alternative, come il trattamento con anidride solforosa (SO₂) o l’utilizzo di larvicidi specifici, che però possono richiedere maggiore attenzione per non compromettere la qualità del miele e la salute delle api.
Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 la mia idea è di poter arrivare ad utilizzare un sistema ben bilanciato per poter permettere alle api di non essere "disturbate" troppo dal mio intervento. sono dell' idea che si possa assolutamente fare apicoltura senza ricorrere a sciroppi, canditi, antibiotici etc etc.
ora mi trovo ad un bivio sulla mia strada. perchè da una parte non voglio "sprecare" preziose risorse e materiale biologico, dall'altro lato, non mi sento di lasciare al caso la loro salute, facendo magari errori stupidi.
Prima di tutto, complimenti per l'approccio molto riflessivo e rispettoso nei confronti delle tue api e per il tuo desiderio di evitare l'uso di prodotti chimici. L'apicoltura naturale, soprattutto quella che mira a ridurre al minimo l'intervento umano e l'uso di sciroppi, antibiotici e simili, è sicuramente un obiettivo nobile.
Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 nutrire con miele se fa troppo freddo è controproducente e si rischia che le api non riescano ad accedere al nutrimento.
se il miele fermenta sconsigliano di restituirlo per via che possono "stare male".
Il tuo approccio di usare il miele come nutrimento, soprattutto nei periodi invernali, è molto valido, ma ci sono delle precauzioni da prendere:
Come hai detto, ci sono molte opinioni contrastanti sull'uso del miele per nutrire le api. La preoccupazione principale riguarda i saccheggi tra gli alveari e la possibilità di contaminare alveari sani con patologie. Se il miele che vuoi usare è stato ben conservato, non contaminato da muffa e non presenta segni di fermentazione, non dovrebbero esserci grossi problemi. L’importante è non fare confusione tra miele contaminato e miele sano.
Se il miele ha già iniziato a fermentare, non è consigliato restituirlo all'alveare. Il rischio di malformazioni nel miele o di problemi per le api è maggiore. Se hai notato bollicine e segni di fermentazione, sarebbe meglio non riutilizzarlo come nutrimento.
Quando nutri con miele, è fondamentale considerare le temperature. Se fa troppo freddo, il miele non opercolato o non completamente maturo potrebbe risultare troppo denso o difficile da accedere per le api. In tal caso, è meglio utilizzare miele maturo e opercolato, che non pone problemi di fermentazione.
se i favi contengono miele non opercolato o in fase di fermentazione. Se possibile, separa i favi con miele opercolato da quelli con miele non opercolato
Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 Ora la mia domanda è: posso fare il trattamento con lo zolfo nonostante sia presente miele senza opercoli?
No, è sconsigliato fare il trattamento con lo zolfo se sui favi è presente miele non opercolato. Il gas di zolfo può penetrare parzialmente nelle celle opercolate, ma se il miele non è opercolato, c'è un rischio maggiore di contaminazione, sia per il miele che per le api. Inoltre, lo zolfo può alterare la qualità del miele, compromettendo il suo sapore e valore nutritivo. Se il miele non è opercolato, è meglio evitare di trattare quei favi con zolfo. Se necessario, separa i favi con miele non opercolato e applica il trattamento solo su quelli che sono completamente opercolati.
Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 causerei dei danni alle api se dovessero nutrirsi?
Sì, potrebbe causare dei danni alle api se dovessero nutrirsi del miele contaminato dal gas di zolfo. Il gas di zolfo, seppur utile per combattere la tarma, può alterare la qualità del miele, rendendolo sgradevole e potenzialmente nocivo per le api. Se le api dovessero consumare miele che è stato trattato con lo zolfo o che ha subito contaminazioni, potrebbero manifestare problemi di salute, come disturbi digestivi o, in casi più gravi, compromissione del sistema immunitario.
Pertanto, se il miele è stato trattato con lo zolfo, è consigliato non farlo consumare alle api. Inoltre, se hai miele non opercolato o in fase di fermentazione, sarebbe ancora più rischioso somministrarlo, poiché la fermentazione potrebbe già compromettere la sua qualità e l'introduzione del gas di zolfo potrebbe aggravare la situazione.
Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 il gas penetra attraverso gli opercoli?
Sì, il gas di zolfo ha una certa capacità di penetrare attraverso gli opercoli, ma la sua efficacia può variare. Se il miele è completamente opercolato e ben sigillato, la penetrazione del gas potrebbe non essere totale, ma comunque sufficiente a trattare la parte della cella che è esposta. Tuttavia, non tutte le celle opercolate sono perfettamente sigillate, e in alcune situazioni il gas potrebbe penetrare in misura maggiore, soprattutto se il trattamento è prolungato o se i favi sono disposti in modo che il gas possa circolare bene.
È importante considerare che l'uso del gas di zolfo su miele opercolato potrebbe comunque alterarne il sapore e la qualità, poiché lo zolfo potrebbe penetrare parzialmente nelle celle e interagire con il miele. Inoltre, l'operazione di trattamento deve essere effettuata con attenzione, in modo da evitare danni alle api e garantire che il gas non comprometta la qualità del miele.
In sintesi, se i favi sono completamente opercolati, la penetrazione del gas è possibile, ma è consigliabile fare attenzione a come e quando si effettua il trattamento.
Gaarth_ ha scritto: 01/01/2025, 15:06 secondo voi con qualche accortezza in più, posso continuare con questo metodo di approccio?
Con qualche accortezza in più, potresti continuare a usare il metodo con lo zolfo, ma se stai cercando un’alternativa più mirata e forse meno rischiosa per le api e per la qualità del miele, un'altra opzione potrebbe essere l'uso di un larvicida specifico per la tarma della cera, come il B403.
Il B403 è un prodotto formulato proprio per combattere la tarma della cera (Achoria grisella) e si distingue dallo zolfo per la sua azione più mirata contro le larve, riducendo il rischio di contaminazione del miele e delle api. Rispetto al trattamento con lo zolfo, che può alterare la qualità del miele e richiede molta attenzione per evitare danni alle api, l'uso di un larvicida come il B403 ti consentirebbe di trattare i favi senza compromettere la qualità del miele o rischiare danni alle api.
Naturalmente, anche se il B403 è più sicuro in termini di qualità del miele, è sempre importante seguire le indicazioni per l'uso corretto del prodotto e assicurarsi che venga applicato in modo adeguato, per evitare contaminazioni o effetti indesiderati. Se decidi di passare a questo tipo di trattamento, assicurati anche di monitorare l'umidità e la ventilazione nel magazzino, poiché la tarma prospera in ambienti umidi e poco ventilati.
In sintesi, con le giuste precauzioni, l'uso di un larvicida come il B403 potrebbe rappresentare una valida alternativa per combattere la tarma della cera, mantenendo la qualità del miele e la salute delle tue api.
..............
E per concludere, chiedo scusa agli altri membri del forum se mi sono prolungato troppo nelle risposte.
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Re: Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Gaarth_ »

ciaoOrtega , grazie degli ottimi suggerimenti.
non credo farò trattamento con zolfo a questo punto, i favi sono troppo danneggiati ormai per poterlo fare con sicurezza.
per cui proverò con altri metodi;

stavo pensando che:
- se è efficace congelare per 24/48h i favi e poi estrarli dal congelatore, riportandoli a temperatura ambiente, in modo che si sterilizzino dalle tarme, e poi chiuderli in un contenitore ermetico per conservarli;
-per l'umidità sarebbe fattibile usare i sacchettini di sale di silicio come assorbi umidità da collocare all' interno dei contenitori?( non a contatto con i favi);
-sciacquare il miele aperto potrebbe essere una soluzione alternativa?

-per mio vantaggio sono favi neri che avrei cambiato proprio quest'anno, ma non volevo perdere il miele che potevo dare alle api.
l'idea era quella di metterli aldilà del diaframmi in primavera, nei periodi di espansione in modo da svuotarli il più possibile e poi recuperare la cera.
ahimè non sono in una condizione tale da poter separare i telai con miele aperto da quelli con miele chiuso.
La situazione è più o meno la stessa su quasi tutti.
Noto che si capisce quali sono quelli vecchi e quelli più nuovi, in base a quanto sono rovinati dalle tarme, oltre dal colore.
Ci sono anche parecchi opercoli danneggiati da cui fuoriesce il miele, presumo sia opera delle tarme. per cui devo scartare a priori il trattamento con zolfo, per quest'anno.

-in una situazione come la mia, se dopo una valutazione vedo che il miele non opercolato è molto poco, posso rischiarmi di lasciarlo lo stesso alle api?
se la maggior parte del miele è sano, e ipotizzando che solo una piccola parte di api mangia quello non opercolato, viene considerato un rischio lo stesso? lo farei solo ed esclusivamente per minimizzare i danni (qualora ce ne fossero) e le perdite di nutrimento (alla fine, son risorse, e per raccoglierle da parte delle api c'è stato un "consumo" energetico, insomma).

allego le famose foto che non sono riuscito a caricare alla volta del post. chiedo scusa per la poca chiarezza delle immagini.
ah non vi preoccupate se vi sentite di "rubare la scena" ad altri utenti.
Queste cose tornano sempre utili a tutti.
Ciao!!
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Segni evidenti di tarme
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Muffa, lieve patina bianca
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al centro una bella porzione di miele non opercolato
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Re: Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Marianna »

I libri sull'apicoltura mi hanno fornito una buona base teorica e una panoramica generale sui vari problemi, :read: ma è grazie a questo forum che ho davvero imparato tanto.
Ogni domanda e risposta mi ha aiutato a comprendere meglio le situazioni concrete e le soluzioni pratiche che altri apicoltori applicano ogni giorno.
Per me, è il posto ideale per approfondire l’apicoltura in modo dettagliato, con consigli reali e utili che arricchiscono la mia esperienza sul campo.
:ave: Un grazie di cuore ai guru dell'apicoltura.
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Re: Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Ortega »

Gaarth_ ha scritto: 03/01/2025, 19:05 non credo farò trattamento con zolfo a questo punto, i favi sono troppo danneggiati ormai per poterlo fare con sicurezza.
per cui proverò con altri metodi;
stavo pensando che:
- se è efficace congelare per 24/48h i favi e poi estrarli dal congelatore, riportandoli a temperatura ambiente, in modo che si sterilizzino dalle tarme, e poi chiuderli in un contenitore ermetico per conservarli;
Congelare i favi per 24-48 ore prima di estrarli e conservarli in un contenitore ermetico è una tecnica utile per prevenire infestazioni da tarme della cera, che possono danneggiare sia il miele che i favi. Dopo aver rimosso i favi dal congelatore, è importante lasciarli tornare a temperatura ambiente in modo graduale, per evitare la formazione di condensa che potrebbe favorire la crescita di muffe o alterare la qualità del miele.

Una volta che i favi sono tornati a temperatura ambiente, conservarli in un contenitore ermetico è una buona soluzione per prevenire nuove infestazioni da insetti. Il contenitore deve essere ben chiuso, per mantenere l'ambiente asciutto e sigillato, evitando che l'umidità penetri, cosa che potrebbe danneggiare il miele e comprometterne la qualità.

Dopo il congelamento e la conservazione, è comunque utile monitorare i favi nel tempo per eventuali segni di nuove infestazioni, soprattutto se vengono conservati per lunghi periodi. In generale, questa tecnica è abbastanza sicura e può essere efficace come metodo di sterilizzazione, soprattutto se integrata con una buona gestione della conservazione (luogo fresco, asciutto e lontano da fonti di umidità).
Gaarth_ ha scritto: 03/01/2025, 19:05 -per l'umidità sarebbe fattibile usare i sacchettini di sale di silicio come assorbi umidità da collocare all' interno dei contenitori?( non a contatto con i favi);
Utilizzare sacchettini di silice come assorbi-umidità all'interno dei contenitori è una pratica efficace e sicura, a condizione che vengano collocati lontano dal contatto diretto con i favi.
La silice, essendo un materiale igroscopico, ha la capacità di assorbire l'umidità presente nell'aria, mantenendo l'ambiente più asciutto e prevenendo la formazione di condensa o l'eccesso di umidità, che potrebbero danneggiare la cera o favorire la crescita di muffe.
Tuttavia, è fondamentale assicurarsi che i sacchettini di silice non entrino in contatto diretto con i favi per evitare contaminazioni accidentali. È possibile posizionarli in un angolo del contenitore o in una tasca separata all'interno dello stesso. Poiché i sacchettini di silice hanno una capacità limitata di assorbire umidità, è importante controllarli regolarmente. L'efficacia dipende dalla quantità di favi e dal livello di umidità ambientale: in ambienti particolarmente umidi, potrebbe essere necessario utilizzare più sacchettini per ottenere l'effetto desiderato.
.............................
Ho dovuto interrompere le risposte per motivi di tempo, ma riprenderò a fornirle più avanti.
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Re: Trattamento con zolfo per stoccaggio in magazzino dei favi

Messaggio da Ortega »

Riprendo il discorso che avevo interrotto in precedenza, per fornire tutte le risposte necessarie a Gaarth_
Gaarth_ ha scritto: 03/01/2025, 19:05 -sciacquare il miele aperto potrebbe essere una soluzione alternativa?
Tuttavia, devo chiarire che sciacquare il miele non è una pratica consigliata. Il miele è una sostanza viscosa e zuccherina che, quando entra in contatto con l’acqua, può alterarsi. L’aggiunta di acqua potrebbe favorire la fermentazione, compromettendo la qualità del miele e rendendolo più suscettibile alla crescita di microrganismi indesiderati, come lieviti e batteri. Inoltre, il miele sciacquato perderebbe gran parte delle sue proprietà benefiche e del suo sapore. Una tecnica più sicura ed efficace per rimuovere i danni causati dalle tarme è la pulizia a secco.
Gaarth_ ha scritto: 03/01/2025, 19:05 per mio vantaggio sono favi neri che avrei cambiato proprio quest'anno, ma non volevo perdere il miele che potevo dare alle api.
l'idea era quella di metterli aldilà del diaframmi in primavera, nei periodi di espansione in modo da svuotarli il più possibile e poi recuperare la cera.
La tua soluzione è una buona idea per sfruttare al massimo il miele rimasto nei favi neri (che poi tanto neri non sono) e recuperare la cera. Se hai un diaframma all'interno dell'alveare, puoi posizionare i favi oltre di esso e graffiarli un po' con la forchetta. In primavera, le api sono più pronte a muoversi e spostarsi all’interno della colonia, poiché la regina inizia a deporre di più e le api operaie sono molto attive nel foraggiamento e nella gestione del nido. Questo ti aiuterà a svuotare i favi da mandare nella sceratrice.
Gaarth_ ha scritto: 03/01/2025, 19:05 ahimè non sono in una condizione tale da poter separare i telai con miele aperto da quelli con miele chiuso.
La situazione è più o meno la stessa su quasi tutti.
Noto che si capisce quali sono quelli vecchi e quelli più nuovi, in base a quanto sono rovinati dalle tarme, oltre dal colore.
Ci sono anche parecchi opercoli danneggiati da cui fuoriesce il miele, presumo sia opera delle tarme. per cui devo scartare a priori il trattamento con zolfo, per quest'anno.
Se il danno ai favi non è significativo (dalle foto non sembrano eccessivamente compromessi), potrebbe essere utile salvare i telai. Controlla se il miele che fuoriesce è ancora buono e se non presenta segni di fermentazione o odori sgradevoli. Se il miele non presenta questi difetti, puoi conservarlo separatamente e somministrarlo alle tue api in modo controllato. Se il danno è troppo esteso e i favi non sono recuperabili, puoi comunque recuperare la cera in blocchi, che potrai riutilizzare per scambiare con nuovi fogli cerei.
Gaarth_ ha scritto: 03/01/2025, 19:05 in una situazione come la mia, se dopo una valutazione vedo che il miele non opercolato è molto poco, posso rischiarmi di lasciarlo lo stesso alle api?
se la maggior parte del miele è sano, e ipotizzando che solo una piccola parte di api mangia quello non opercolato, viene considerato un rischio lo stesso? lo farei solo ed esclusivamente per minimizzare i danni (qualora ce ne fossero) e le perdite di nutrimento (alla fine, son risorse, e per raccoglierle da parte delle api c'è stato un "consumo" energetico, insomma).
La tua domanda è molto interessante e capisco bene la tua preoccupazione riguardo alla gestione del miele non opercolato e alle risorse che desideri evitare di perdere. Se il miele non opercolato è in quantità ridotta e la maggior parte del miele sembra essere sano (quindi non contaminato da tarme, fermentazione o altri problemi), lasciare il miele alle api è una soluzione sensata sia dal punto di vista energetico che economico. Raccogliere il miele comporta infatti un costo energetico per le api, quindi cercare di non sprecare risorse potrebbe rivelarsi una scelta vantaggiosa.
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